Il Public Investment Fund (Pif), il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, ha lanciato un avvertimento alle istituzioni europee sull’impatto della regolamentazione comunitaria sugli investimenti stranieri, pur continuando a presentare il continente come una destinazione strategica per i propri capitali.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, il governatore del Pif, Yasir al-Rumayyan, ha dichiarato durante un summit a Roma che le sfide regolatorie e alcune delle norme che avrebbero dovuto essere attuate in Europa stanno danneggiando investitori come il Pif stesso, la compagnia petrolifera Aramco e il gruppo chimico Sabic, scoraggiandoli sia dall’aumentare gli investimenti sia dal mantenere quelli già effettuati nel continente. Al-Rumayyan non sarebbe entrato nei dettagli delle norme contestate, ma le sue parole, riferisce il quotidiano britannico, riflettono preoccupazioni già espresse da avvocati e consulenti attivi a Bruxelles su potenziali investimenti mediorientali nell’Unione europea.
Il riferimento principale, secondo legali che assistono clienti interessati a investire nel blocco comunitario citati dal Financial Times, è al regolamento Ue sulle sovvenzioni estere, entrato in vigore nel 2023, che genera incertezza sulla effettiva approvabilità da parte di Bruxelles delle operazioni provenienti dall’area del Golfo.
Il regolamento consente alla Commissione europea di bloccare l’accesso ad appalti pubblici, fusioni e acquisizioni, e persino alla vendita di beni e servizi nel mercato unico, per le aziende che ricevono sovvenzioni da governi terzi. Lo strumento è già stato utilizzato da Bruxelles per aprire un’istruttoria approfondita sull’acquisizione del gruppo chimico tedesco Covestro da parte della compagnia petrolifera di Abu Dhabi, operazione poi comunque approvata.
Un avvocato che assiste clienti interessati a investire nell’Unione europea, citato dal Financial Times, ha sottolineato che l’incertezza attuale non piace agli investitori. Da parte loro, fonti dell’Unione europea citate dal quotidiano britannico respingono privatamente queste critiche, definendole tentativi di lobbying, e sostengono che non vi siano segnali chiari di un rallentamento degli investimenti provenienti dal Medio Oriente. Un funzionario Ue, sempre secondo il Financial Times, ha osservato che un’eventuale maggiore cautela da parte degli investitori della regione sarebbe più probabilmente legata al conflitto in Iran che alla regolamentazione comunitaria.
Gli investimenti del fondo in Europa
Al summit di Roma, organizzato dalla Future Investment Initiative Institute, organizzazione non profit legata al Pif, Al-Rumayyan ha quantificato la presenza del fondo nel continente: tra il 2017 e il 2025 il Pif avrebbe investito circa 98 miliardi di euro in Europa e nel Regno Unito, con una ricaduta stimata di circa 70 miliardi di euro sul Pil europeo e la creazione di circa 160mila posti di lavoro. Aramco, avrebbe speso circa 80 miliardi di euro con fornitori europei, di cui circa 20 miliardi in Italia.
Tra le partecipazioni europee del fondo figurano quote nella casa automobilistica italiana di supercar Pagani e nel gruppo di yacht di lusso Azimut Benetti. Secondo il Financial Times, Al-Rumayyan ha inoltre annunciato oltre 10,4 miliardi di euro di opportunità di investimento in Europa entro il 2030; la stessa cifra, riferita a circa 140 progetti che richiederebbero la costituzione di joint venture, è stata confermata da Saudi Gazette.
La nuova strategia del fondo saudita
Le dichiarazioni di Al-Rumayyan arrivano dopo il varo, nei mesi scorsi, della nuova strategia quinquennale del Pif, che sposta il focus verso gli investimenti domestici necessari a realizzare i gigaprogetti sauditi in vista dell’Expo 2030 e dei Mondiali di calcio del 2034.
Nonostante questo riorientamento, il governatore ha precisato che il fondo continuerà a investire all’estero: gli investimenti internazionali potrebbero diventare una quota proporzionalmente minore del totale, ma più consistenti in termini assoluti, di pari passo con la crescita degli asset gestiti dal fondo.
Il governatore ha anche descritto la nuova strategia come un’evoluzione naturale, volta a “portare il mondo in Arabia Saudita” dopo che la fase precedente, dal 2016 in avanti, aveva portato il Regno verso il mondo. Ha inoltre ribadito l’approccio di lungo periodo del fondo, citando come esempio il valore strategico dell’oleodotto est-ovest saudita durante le recenti tensioni nello Stretto di Hormuz legate al conflitto con l’Iran.
Le aperture di Bruxelles
Secondo il Financial Times, Al-Rumayyan si è detto fiducioso che i governi europei possano individuare soluzioni alle criticità segnalate, sottolineando che i regolatori e i decisori politici europei starebbero già esaminando la questione nella speranza di arrivare a soluzioni migliori. Il governatore ha ribadito che le opportunità in Europa continuano comunque a superare le difficoltà legate alla regolamentazione, confermando l’intenzione del fondo di proseguire ed eventualmente ampliare le partnership con aziende e istituzioni europee.
Il summit di Roma, dal titolo “Europe Reimagined: Capital, Sovereignty & Strategic Autonomy”, ha riunito tra gli altri il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il senatore ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, nell’ambito di un più ampio confronto sul ruolo del capitale del Golfo nel rafforzare la competitività e l’autonomia strategica europea.

